2 – “Vivere nel mondo”, II



Si riprendono nel discorso alcuni passaggi dal Vyaggapajja sutta letto alla mattina nel ritiro, in cui il Buddha sottolinea che anche il laico può condurre una vita spirituale e aspirare al risveglio, che anche la vita di famiglia è terreno per una via spirituale. Si riprende poi l’approfondimento del Discorso sulla Felicità, dalla strofa 5 alla strofa 7 compresa, sulla capacità del praticante di offrire sostegno, sulla sua onestà, generosità e costanza, strofe che vengono lette anche con l’aiuto di altre traduzioni dello stesso sutra, ampliando il panorama delle interpretazioni. Si chiarisce il fondamento dell’etica dharmica: non “fare la cosa giusta” ma coltivare in sé i semi salutari e ridurre la forza e le manifestazioni dei semi generatori di sofferenza. In chiusura si cita e spiega il passaggio del Dhammapada che nel ritiro viene letto la mattina successiva, netto e per l’epoca audace, che spinge al di là delle apparenze e delle distinzioni fra laici e monaci: “Non è perché ha la testa rasata che uno può essere detto ‘asceta’…”.