3 – “Vivere nel mondo”, III
Si riprende approfondendo il Discorso sulla felicità dalla strofa 8, chiarendo alcuni termini che possono essere equivocati; si entra nel merito della parola amorevole e del potere nutritivo della gratitudine. Si evidenziano le scelte di Thay accurate e originali nella traduzione, con termini (“perseverare ed essere aperti ai cambiamenti”) che rendono per noi significativo un passaggio che in altre versioni ci suona stantio o indigeribile.
Si approfondisce la strofa 10 che, con “fare esperienza delle Nobili Verità e realizzare il nirvana” ci porta al culmine del percorso spirituale tracciato da questo sutra. Si chiarisce qui il significato del termine “nirvana” e la portata rivoluzionaria di questo verso, se si considera che è rivolto ai laici, all’epoca per tradizione considerati lontani dalle possibilità di risveglio dei monaci.
Nella penultima strofa, l’accostamento con altre traduzioni mette in luce la geniale sintesi di questa di Thich Nhat Hanh: Vivere nel mondo, con cuore non turbato dalle cose del mondo, da cui il ritiro ha preso il titolo.
