Felici di metterle in pratica

Parole del Buddha nella nostra realtà quotidiana

Percorso di scoperta, condivisione e pratica
offerto da Diana Petech

“Udite le parole del Buddha, i monaci furono felici di metterle in pratica”

Così si concludono molti sutra, i discorsi del Buddha o a lui attribuiti. Anche noi laici possiamo scoprire o riscoprire le parole del Buddha: possiamo tirarle giù dallo scaffale polveroso della “letteratura spirituale”, farci amicizia, metterle in pratica, verificarle nella nostra realtà personale (e vedere di nascosto l’effetto che fa). Ancora oggi il Buddha ci parla con semplicità e chiarezza, come un amico che ha già percorso la via e ci incoraggia a rifarla con la sua guida. Sono discorsi semplici, con immagini ed esempi che non si dimenticano più: anche se si rifanno a una quotidianità di 2500 anni fa in India, sono parole che hanno mantenuto intatta la propria vitalità e capacità trasformativa – a condizione che le lasciamo entrare nella nostra “casa” interiore dando loro spazio e senso. Allora possiamo cominciare a coglierne i frutti, felici di metterle in pratica nella vita di tutti i giorni.

Ai sutra Thich Nhat Hanh ha dedicato tanti ritiri, tanti discorsi, grazie anche alla sua conoscenza delle fonti del Canone sia in sanscrito che in pali che in cinese. La stessa aspirazione muove, più modestamente, il progetto di questi incontri: renderceli più accessibili con l’aiuto degli insegnamenti di Thich Nhat Hanh, accostarli fra loro, trovare fili conduttori, leggerli con gli occhi di oggi e scoprirne la ricchezza “qui e ora”, nella nostra vita.

Il progetto non riguarda i “grandi sutra” (Anapanasati, Satipatthana, Prajñaparamita…) sui quali sono disponibili tanti libri e discorsi di Thich Nhat Hanh e di altri Maestri, ma alcuni sutra brevi o meno noti.

Il corso è rivolto a praticanti che hanno già un minimo di familiarità con il Dharma e con la pratica meditativa. È costituito da sei incontri mensili di sabato pomeriggio, dalle 15,30 alle 18,30, da gennaio a giugno 2021; ogni incontro offrirà una meditazione guidata, un insegnamento e una sessione di Domande & Risposte. Qualche giorno prima di ogni incontro i partecipanti potranno trovare sulla pagina del corso i testi che verranno utilizzati per quel particolare incontro, accompagnati da qualche indicazione.
Circa a metà mese fra un appuntamento e l’altro, una condivisione online (di giovedì, dalle 18,30 alle 20,00) ci darà lo spazio per scambiarci i frutti che l’incontro precedente ha fatto nascere, in quel tempo, nella nostra esperienza personale.

Programma del corso

Webinar

15.30 – 18.30: La via spirituale del laico”

Ai tempi del Buddha si considerava che solo i monaci potessero aspirare a percorrere la via spirituale; i laici, per tradizione, offrivano cibo e sostegno materiale ai monaci ricevendone in cambio insegnamenti e pratiche. Nei sutra, la “via del laico” parte dalla concretezza della vita quotidiana dandole una solida base etica. (Con che precisione alcuni sutra ci parlano delle trappole della vita laica e le scelte da favorire o da evitare, perfino nella gestione minuta degli affari di famiglia!) Da quella base etica, poi, anche il laico può fare grandi passi sul Sentiero della liberazione. Il cosiddetto Discorso sulla felicità (o sulle grandi benedizioni) riesce a sintetizzare l’intero percorso, attraversando i campi delle migliori qualità umane – crescita, cura, benevolenza, generosità, conoscenza ‒ fino alla grande realizzazione: la liberazione dalla sofferenza.

Questi i sutra che avremo modo di approfondire in questo incontro:

– Discorso a Dhammika (Dhammikasutta, SNp 2.14)

– Discorso sulle condizioni di benessere per i laici (Vyagghapajjasutta, AN 8.54)

– Discorso sulla felicità (Mahamangalasutta, SNp 2.4)

e reciproco Discorso sulla disgrazia (Parabhavasutta SNp 1.6)

15.30 – 18.30: “Cura di sé, cura dell’altro

La sofferenza è inevitabile, nella vita? Che cosa significa veramente prendermi cura di me? In che modo posso realizzare un vero cambiamento, un vero processo di guarigione?
E dedicare tempo ed energie a questi scopi è una scelta egocentrica? “Prendermi cura di me” è in contrapposizione a “prendermi cura degli altri”?
A queste domande rispondono i tre sutra di questo incontro.

– Discorso della freccia (Sallasutta, SNp 36.6)

– Discorso dei due generi di pensiero (Dvedavitakkhasutta, MN 19)

– Discorso dell’acrobata (Sedakasutta SN 47.19)

15.30 – 18.30: L’abbandono del pregiudizio”

Forse è il più antico, rivoluzionario manifesto per l’equità sociale: in una società rigidamente suddivisa in caste come quella dell’India di 2500 anni fa, il Discorso del fuoricasta “rovescia il tavolo”  e sposta la visione con la forza tonante dell’evidenza.
Nel Discorso di Angulimala troviamo il Buddha alle prese con un pluriassassino. Forse ci eravamo fatti un’idea più mite – o più melensa? ‒  della vita del Buddha e della sua via spirituale…

Questi dunque i sutra che avremo modo di approfondire in questo incontro:

– Discorso del fuoricasta (Vasalasutta, SNp 1.7)

– Discorso di Angulimala (Angulimalasutta, MN 86)

15.30 – 18.30:Mettere radici nel Dharma”

A leggerli come parole, rimangono soltanto parole.
A metterli in atto con costanza, gli insegnamenti mettono radici e poco a poco trasformano i semi in piante, in fiori, in frutti. In sanscrito pratica spirituale si chiami bhavana: coltivazione.
Oggi abbiamo evidenze scientifiche di “come succede” che qualunque pratica costante dia frutti concreti, tracciando nuovi percorsi neuronali nella nostra attività cerebrale fino a dismettere i precedenti, riconfigurando così la fisiologia del nostro cervello. È questa la base della trasformazione ‒ a condizione di coltivare per davvero quella pratica, giorno dopo giorno, con semplicità e costanza, mani nella terra.
L’immagine della chioccia che cova resta difficile da dimenticare.

Questi i sutra che avremo modo di approfondire in questo incontro:

Discorso sulla coltivazione (Bhavanasutta, AN 7.67)

– Discorso sulla persona che è fondata nel Dhamma (Dhammapada 19 [256-272])

– Discorso sulla persona che dimora nel Dhamma (Dhammaviharisutta, AN 5.73)

15.30 – 18.30Al nocciolo di tutto: in che senso ‘vacuità?'”

La vacuità sta al centro dell’insegnamento del Buddha. Quanti equivoci su questo termine: quanti distinguo, quanta paura, quante “pinze” concettuali per prenderlo senza scottarsi troppo, specie per noi occidentali che l’abbiamo frainteso a lungo. A questo bisogno di chiarezza, Thich Nhat Hanh ha dato nuove risposte, in particolare con la sua ultima opera: la nuova traduzione del Sutra del Cuore della Prajñaparamita dalle fonti sanscrite e cinesi (v. https://www.interessere.it/fonte/fonti-e-commenti/la-comprensione-profonda-ci-conduce-allaltra-riva-prajnaparamitasutra-nuova-versione-dal-cinese-thich-nhat-hanh/ ) e con gli insegnamenti che l’hanno accompagnata (L’altra riva del fiume, Terra Nuova Edizioni). Con quegli strumenti chiarificatori possiamo avvicinarci oggi ad altri sutra sulla vacuità e fare amicizia con questo insegnamento, che si rivela profondo ma anche così semplice.

Questi dunque i sutra che avremo modo di approfondire in questo incontro:

– Discorso del tamburo (Anisutta. SN 20.7)

– Due assaggi di Prajñaparamita: estratti da
              Discorso sul tesoro delle virtù preziose (Ratnaguna Samcaya Gatha, TT 329) e
              Discorso di Channa (Channa Sutra SA 262, TT99)

15.30 – 18.30: “Che cosa non ha insegnato il Buddha”

L’asceta Malunkyaputta sollecita il Buddha sulle grandi domande esistenziali: “Il mondo è eterno o non eterno?” “C’è esistenza dopo la morte o no?” “Corpo e vita sono la stessa cosa o due cose diverse?” Ascoltiamo insieme a lui che cosa gli risponde il Buddha.
Questo sutra ci aiuta a vedere meglio il sentiero sul quale stiamo camminando e a sgombrarlo dai rovi delle aspettative, delle proiezioni, delle grandi teorie sui massimi sistemi. A questo mirano anche alcune riflessioni conclusive.

Dopo la sessione di domande e risposte, avremo modo di condividere le nostre esperienze e intuizioni su quest’ultimo incontro e su tutto il corso:

– Discorso breve di Malunkyaputta (Culamalunkyasutta, MN 63)

– Riflessioni conclusive

– Domande & Risposte

– Condivisione finale

Condivisioni

18.30 – 20.00:  Condivisione

18.30 – 20.00:  Condivisione

18.30 – 20.00:  Condivisione

18.30 – 20.00:  Condivisione

18.30 – 20.00:  Condivisione

I posti a disposizione per la partecipazione dal vivo sono esauriti. Una volta finito il corso, sarà comunque possibile iscriversi per accedere ai materiali del corso.

immagine-diana-biografia

Diana Petech

Ha un passato di studi umanistici e musicali e di attività artistica come clavicembalista e musicologa. Pratica nella tradizione buddhista zen, Scuola di Thich Nhat Hanh, dal 1994; nel 2002 è entrata nella Comunità Nucleo dell’Ordine dell’Interessere e nel 2006 ha ricevuto la Trasmissione della lampada. Offre ritiri, conferenze e seminari di pratica di consapevolezza, in stretta collaborazione con i sangha locali e nazionali. Ha avuto il privilegio di potersi immergere negli insegnamenti anche grazie all’attività di traduzione libraria – finora una cinquantina di titoli di Thich Nhat Hanh e di altri Maestri contemporanei, per editori diversi fra cui Corbaccio, Mondadori e Terra Nuova. Partecipa attivamente alla vita del Centro Avalokita e dell’omonima Fondazione. La sua passione per “le parole del Buddha” è diretta conseguenza di quella del Maestro Thich Nhat Hanh: sui suoi insegnamenti e sulle sue innovative traduzioni di alcuni sutra fondamentali delle fonti canoniche pali, sanscrite e cinesi, Diana Petech ha dedicato ritiri specifici di approfondimento, con l’intento di condividerne la profondità, l’attualità, gli echi fruttuosi che possono lasciare nella pratica e nella vita quotidiana.

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