Gli insegnamenti di Dharma per la vita laica ci guidano attraverso insegnamenti profondi e pratici, che ci invitano a una profonda consapevolezza della nostra esperienza. Viene sottolineato come la nostra coscienza visiva stia diventando preponderante rispetto a quella uditiva, suggerendo un esercizio di equilibrio dei sensi.
Il cuore di questi insegnamenti è il Viagapaggia Sutra, un sutra sulle condizioni di progresso per il laico, che definisce il “capofamiglia” non solo come l’uomo in senso anagrafico, ma come chiunque abbia una casa e una famiglia di cui occuparsi, includendo sia uomini che donne laici. Nell’antica cultura indiana, una famiglia era spesso più articolata, includendo genitori e talvolta servitori, evidenziando il concetto di famiglia come una realtà complessa e interdipendente.
Un aspetto centrale riguarda l’atteggiamento verso l’aspetto fisico e gli ornamenti. Il Buddha, a differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, non condanna l’uso di profumi, gioielli o unguenti, come il costoso legno di sandalo o le ghirlande di fiori. L’insegnamento fondamentale, illustrato dall’esperienza personale a Plum Village con Sister Eleni, è che ciò che conta non è l’azione in sé, ma la mente con cui si compie un’azione. Ad esempio, truccarsi per sedurre è considerato non salutare, mentre farlo per presentare il proprio aspetto migliore è accettabile e non è affatto un ostacolo alla pratica spirituale. Questa libertà di pensiero è una caratteristica distintiva del Dharma: ciò che rende un’azione “buona” o “cattiva” dipende dalla sua intenzione e dal fatto che nuocia o meno. Questa visione si estende anche all’indossare ornamenti come le perle, che possono avere un significato profondo legato agli antenati o agli obiettivi spirituali.
La libertà del Dharma si manifesta pienamente nella vita laica, permettendo di curare il proprio aspetto e di vivere nel mondo con tutte le sue implicazioni. Il Dharma insegna che non è l’abito o lo status esterno (come rasarsi la testa per essere monaco o vivere di elemosina per essere asceta) a definire un praticante, ma la trasformazione interiore. Questo è un insegnamento risalente a oltre 2500 anni fa, che si rivela una vera “pepita d’oro” per la sua preziosità e attualità.
Il sutra affronta temi pratici come il bilancio familiare e l’economia, paragonando le risorse a un serbatoio con ingressi e uscite. Richiede di tenere gli occhi aperti e di essere consapevoli di come si gestiscono le proprie ricchezze, che devono essere acquisite in modo non nocivo e sostenibile, proprio come un’ape raccoglie il miele senza danneggiare il fiore. Questo è un inno allo sviluppo sostenibile.
Imparare e praticare il Dharma è visto come un processo di togliere, lasciar cadere e lasciar andare preconcetti, convinzioni inconsce e sovrastrutture culturali. Si tratta di portare a galla i nostri “semi” interiori e vagliare cosa trattenere perché salutare e cosa lasciare andare perché non lo è.
La struttura del sutra sulla felicità progredisce dagli insegnamenti per l’individuo (chi accompagnarsi, chi onorare, come vivere) alla relazione con la famiglia e la società (sostegno ai genitori, cura della famiglia, generosità, etica) e infine alla vita nel Dharma e al pieno sviluppo del potenziale umano. È fondamentale notare che questo sutra è chiaramente rivolto ai laici e include la possibilità di realizzare il nirvana, superando ogni dolore e vivendo in pace, senza barriere tra monaci e laici. Il nirvana è inteso come libertà dai concetti, dalle preferenze, dalle avversioni e dagli opposti.
Tra gli insegnamenti specifici, il sostegno ai genitori assume un significato profondo. Ai tempi del Buddha, era una necessità economica, ma oggi, pur non essendo sempre una questione di supporto finanziario, si traduce in sostegno umano, affettivo e psicologico. Essere in grado di offrire questo supporto significa aver raggiunto una maturità e stabilità tali da accogliere le loro necessità, ribaltando la prospettiva di essere noi a dover essere sostenuti. Questa pratica, che è quasi un dovere ma anche un diritto, ci rende esseri umani completi e maturi. Il sutra della disgrazia, per contrasto, evidenzia come non prendersi cura dei genitori anziani, pur essendone in grado, sia fonte di infelicità.
La cura della propria famiglia (moglie e figli) è descritta come un grandissimo campo di pratica e gioia, paragonabile a un ritiro intensivo di meditazione. La vita quotidiana con le sue sfide, come raccogliere i bambini per la scuola o lavare i piatti, è essa stessa il nostro sentiero, non una distrazione da esso.
Un’altra benedizione è seguire una vocazione che dia gioia. Questo significa trovare la gioia in ciò che si è chiamati a fare, sia in ambito professionale che in compiti quotidiani, riconoscendo il valore e la bellezza anche nelle attività più umili, come quella di un autista di autobus.
Infine, il Dharma enfatizza la generosità, l’etica e l’onestà, che sono tutti aspetti interconnessi. Essere generosi e offrire sostegno a parenti e amici, anche economicamente o materialmente, è un modo per mettere in circolo energia. Il sutra della disgrazia, in opposizione, indica che fruire in solitudine delle proprie ricchezze o sdegnare i congiunti per superbia sono fonti di infelicità.
Evitare le azioni non salutari non è un semplice precetto, ma una trasformazione attiva di pensieri ed emozioni che generano sofferenza, fino a quando il fare il bene non diventa uno sforzo, ma il proprio modo di essere. Si tratta di sviluppare una spontaneità sana, in cui i comportamenti abili e amorevoli emergono naturalmente, anche quando si tratta di porre limiti o esprimere disagio in modo sereno. Questo richiede diligente e costante agire per il bene, operando una trasformazione che poi si manifesta in un agire sempre sano e armonioso. La pigrizia e la procrastinazione (“troppo caldo, troppo freddo, troppo stanco”) sono ostacoli alla pratica, mentre la perseveranza e la vigilanza nei confronti dei fenomeni mentali sono essenziali. Infine, evitare alcol e droghe è un insegnamento fondamentale, in quanto queste sostanze alterano la lucidità mentale e sono considerate una delle grandi disgrazie.
In sintesi, il Dharma per la vita laica offre una via di piena fioritura spirituale nel mondo, basata sull’intenzione, la consapevolezza, la generosità, la cura delle relazioni, l’onestà e la trasformazione interiore, superando ogni dualismo tra la vita spirituale e quella quotidiana.